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Una delle ragioni per viaggiare è andare alla scoperta e innamorarsi di tradizioni e culture profondamente diverse dalla nostra. Sono sempre stato affascinato dal popolo messicano e dal loro modo festoso e colorato di celebrare il Día de los Muertos, una festa che è stata persino dichiarata Patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco, nel 2008.

Recentemente resa famosa dal bel cartone Disney “Coco”, si tratta in realtà di una celebrazione antica, che risale addirittura al periodo precolombiano. Le date in onore dei morti, a quel tempo, erano molto importanti ed erano ben due: una il 16 luglio ed un’altra, più grande, intorno il 5 agosto. In seguito alla conquista degli spagnoli, la Chiesa Cattolica decise fondere i propri riti a quelli degli indigeni locali, facendo coincidere la festa di tutti i Santi con la festa mesoamericana e mescolando quindi tradizioni europee e precolombiane.

Il mio viaggio in Messico, alla scoperta delle tradizioni del Día de los Muertos, mi avrebbe portato nella regione del Michoacán, uno dei luoghi dove la festa è più sentita e suggestiva. Avevo deciso di seguire le celebrazioni nei dintorni della città di Morelia, nei villaggi che sorgono sul lago di Pátzcuaro.

In Messico la festa inizia già dal 25 ottobre e finisce il 3 o il 4 novembre, seguendo un preciso calendario che ricorda ogni giorno i defunti in base alla causa della morte. Il culmine è l’1 novembre, quando si ricordano i piccoli angeli, ovvero i bimbi che non ci sono più, ma soprattutto il 2 novembre, a partire dalla mezzanotte, quando le famiglie accolgono il ritorno sulla terra dei propri cari.

Per questa ragione vengono realizzati nelle case, nei cimiteri, per strada, nelle piazze e un po’ ovunque, numerosi altari, o ofrende, che sono creati minuziosamente ed in cui ogni elemento ha un particolare significato. Non si tratta di altari per adorare, ma rappresentano la porta tra la vita e la morte, per accogliere gli spiriti nel mondo dei vivi. Anche in questo caso è forte il legame con le tradizioni precolombiane, i cui funerali erano accompagnati da offerte che contenevano due tipi di oggetti: quelli utilizzati in vita dal defunto e quelli che avrebbero potuto servirgli nel transito verso l’altro mondo.

Così oggi, nelle ofrende, si trovano diversi elementi: il più importante è la fotografia del proprio caro, senza la quale la sua anima non potrebbe attraversare il ponte per unirsi ai vivi quella notte. Anche il cibo sulle ofrende è molto importante, in quanto serve a sfamare i morti dopo il lungo viaggio verso la terra dei vivi. Vengono quindi esposti i cibi che piacevano di più ai propri cari ed un bicchiere d’acqua, per dissetare. C’è poi il dolce tipico della festa, il Pan de Muertos, le candele, che devono restare accese tutta la notte, e gli immancabili fiori arancioni tipici di questa festa, i cempasùchil o calendule.

A decorare le ofrende, ma anche le strade, in tutto il periodo del Día de Muertos, è possibile trovare anche i papeles picados: rettangoli di carta finemente ritagliati a forma di scheletro o altri elementi che rimandano al mondo dei morti e alla cui creazione si dedica tutta la famiglia. Rappresentano il vento e la fragilità della vita e, il suo doppio colore, indica la dualità tra la vita e la morte.

Tra i simboli più importanti di questa festa ci sono i teschi, chiamati calaveras. E’ un segno ricorrente in tutto il Messico, non solo durante il periodo della Festa dei Morti, ed è possibile trovarli anche nelle incisioni delle popolazioni preispaniche. Le calaveras ci ricordano che la morte è solamente un rito di passaggio, per questa ragione la vita va celebrata ogni giorno. La Calavera Catrina è la Signora della Morte ed è rappresentata con abiti francesi: un’immagine satirica creata da un artista di nome Posada per dirci che, in fondo, siamo tutti scheletri.

Il Día de los Muertos non è una versione messicana di Halloween. E’ una festa che celebra la vita più che la morte. Che ci ricorda di vivere ogni momento al massimo e affrontare la fine con un sorriso e con la speranza di rivedere un giorno le persone amate che non ci sono più.

 

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